Aurelion
Un mondo in cui il tempo può avere un prezzo, il sangue può diventare moneta e ogni civiltà rappresenta un tentativo di rispondere al Grande Nulla. Gildglade sopravvive proprio sulla ferita in cui quelle risposte hanno fallito.
L'oro contro il Grande Nulla
Aurelion prende il nome da due idee che il mondo si rifiuta di separare: l'oro e l'età. L'antica etimologia unisce aureus, il linguaggio dell'oro, ad aeon, il linguaggio del tempo, e l'universo si comporta come se quel gioco di parole fosse una legge naturale. La ricchezza non è mai soltanto ricchezza. L'oro misura anni, vita, obblighi e potere; il sangue può entrare nello stesso conto; la Memoria può essere conservata; una Funzione può essere imposta come un peso fisico. Il soprannaturale, quindi, non è un secondo mondo sovrapposto alla vita quotidiana. È la contabilità nascosta grazie alla quale la vita quotidiana continua.
Le cosmologie più antiche descrivono l'esistenza come una successione di difese fallite contro il Grande Nulla. Apollo rispose al non-essere con l'Armonia e generò gli elfi, esseri così perfettamente adattati alla propria Funzione che la scelta quasi non esisteva. Cibele rispose con la Struttura e generò i nani, che fissarono il mondo nella materia, nella formula e nella macchina. Dioniso introdusse la variabile pericolosa che nessuno dei due sistemi precedenti poteva assorbire: il Tempo personale, vissuto da un Corpo, capace di diventare Memoria e poi scelta. Gli umani ereditano questa libertà. Ereditano anche l'avidità, quell'appetito umano capace di riconvertire la libertà in meccanismo.
Da nessuna parte questa contraddizione è più evidente che a Gildglade. Il porto settentrionale sorge sopra il Nodo di Separazione danneggiato, la maggiore concentrazione superstite dell'antica Macchina. Quando la città si consegnò all'Ordine Dorato, il Nodo tornò ad agitarsi. I mostri furono attirati nei suoi sotterranei; i cacciatori li uccisero; il sangue versato da una mano umana mossa dall'avidità divenne oro. La città imparò a nutrirsi dello stesso processo che rafforza la ferita sotto le sue fondamenta. Pane, mura, incantesimi, potere rituale e perfino la speranza di indipendenza politica possono essere comprati con una sostanza la cui produzione accelera la catastrofe dalla quale la città spera di fuggire.
Per questo Aurelion è meno una lotta tra bene e male che una storia di soluzioni che diventano il proprio prezzo. La Regina delle Fate vorrebbe riscrivere le Tavole divine; il Signore Oscuro raccoglie ciò che il mondo respinge e dimentica; i Re Bianchi sterilizzano la magia come se la realtà fosse infetta; i mercanti trasformano la guerra in credito e i cacciatori trasformano l'apocalisse in mestiere. Il tono oscilla tra dark fantasy, folklore, assurdo e umorismo nero perché le persone che vivono dentro questo macchinario continuano comunque a sposarsi, vantarsi, mercanteggiare e bere. Il mondo è immenso, ma la sua domanda centrale è intima: quando ogni sistema offre la sopravvivenza in cambio dell'integrazione nel sistema, che cosa resta di una scelta che sia davvero tua?