Popolo della Tempesta
I membri del Popolo della Tempesta restano pienamente se stessi soltanto finché tempo atmosferico, marea e movimento li sostengono. Il loro atto di libertà più raro è la partenza: la Volontà diventa più netta quando qualcuno rompe con la tempesta che agiva come parte del sé.
La libertà al margine del tempo atmosferico
Il Popolo della Tempesta occupa una delle condizioni di confine più eleganti di Aurelion tra ambiente e persona. La tassonomia formale lo definisce semivivente e di origine ambientale. I suoi membri possiedono un Corpo, ma il Tempo è condizionale: scorre con la tempesta, la marea e i ritmi del mare. La loro Memoria è detta meteorologica e la Funzione è il movimento. In altre parole, il tempo atmosferico non è soltanto il luogo in cui vivono. Partecipa alla macchina che li mantiene come esseri continui.
Ciò rende la loro identità difficile da tradurre nelle categorie dell’entroterra. Un umano ricorda una casa d’infanzia; un membro del Popolo della Tempesta può ricordare una caduta di pressione, una migrazione di nuvole, il sapore di una particolare marea. La storia umana si ordina in date, mentre la memoria marittima può ordinarsi in ritorni. Una vita simile può comunque avere abitudini, legami e competenze, ma parte del lavoro normalmente svolto da un Corpo individuale è distribuita nell’ambiente. Quando la tempesta è presente, il sistema è abbastanza completo da persistere. Quando non lo è, la domanda su chi continui diventa più acuta.
La fonte attribuisce a questo momento acuto una conseguenza metafisica: la Volontà diventa possibile quando un membro del Popolo della Tempesta rompe con l’elemento che lo sostiene, e l’Anima è rara invece che categoricamente assente. La partenza diventa quindi qualcosa di più grave di una migrazione. Lasciare la tempesta può significare diventare più pienamente individuo al prezzo di perdere la condizione che rendeva facile la vita. L’ambientazione associa continuamente l’Anima alla libertà realizzata; qui la libertà appare quasi letteralmente come separazione dal proprio ambiente.
Storicamente, il Popolo della Tempesta appare durante la Seconda Era, quando l’esplorazione apre il mondo e le culture marittime acquistano importanza. Il suo ambiente culturale più ampio produce infine la Federazione delle Città della Tempesta, dove i capitani stipulano accordi personali con la Tempesta, gli altari di bordo regolano la magia meteorologica e le flotte dominano in mare perdendo gran parte del vantaggio a terra. La fonte non dice che ogni cittadino della Federazione appartenga al Popolo della Tempesta né che popolo e Stato siano identici. Il loro rapporto si comprende meglio come ecologico: la Federazione è la civiltà più capace di trasformare un’esistenza marittima condizionale in legge, commercio e guerra.